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IL CASO EDITORIALE PIPPI CALZELUNGHE

 

Con nuove dichiarazioni di Donatella Ziliotto e Annuska Palme Sanavio

 

Era il 1944 quando sulle scrivanie della Bonniers, la più importante casa editrice svedese, arrivò un curioso manoscritto illustrato a mano di Astrid Ericsson Lindgren, mamma originaria di Vimmerby, nelle campagne della Svezia meridionale.

Tre anni prima la figlia Karin si era ammalata di polmonite e ogni sera desiderava ascoltare una nuova fiaba. Così nacque dalla genuina creatività della Lindgren, che nei suoi precedenti 36 anni di vita mai aveva pensato di scrivere libri, il personaggio di Pippi Calzelunghe. Una bambina fortissima con le trecce color carota e il visino spruzzato di lentiggini, che viveva in compagnia di un cavallo e di una scimmietta nella villa Villacolle, a lei donata dal papà Capitano Efraim, assieme a un baule di monete d’oro per assicurarle un futuro autonomo.
Evidentemente la ragazzina impertinente, che dormiva a testa in giù, raccontava frottole, non andava a scuola, si prendeva gioco dei poliziotti ed era in grado di cucinare addirittura cinquecento biscotti allo zenzero per una merenda con gli amichetti, non piacque al maggiore editore svedese che rifiutò il racconto poiché troppo trasgressivo. Lo pubblicò quindi l’editrice Rabén & Sjögren di Stoccolma nel 1945 con il titolo di
Pippi Långstrump, provocando un vero e proprio casus belli tra pedagogisti e genitori. 
Superato lo scandalo iniziale, il romanzo vinse il premio Hans Christian Andersen nel 1958, fu tradotto in 54 lingue e trasposto in fumetti, film, cartoni animati, musical. Grande successo hanno riscosso il serial tv, trasmesso in Italia nei primi anni Settanta, e i film di Olle Hellbom, dove Inger Nilsonn vestiva le calze di Pippi, con musiche di Jon Johansson e Georg Riedel (impossibile dimenticare la canzoncina che recitava “Pippi pippi pippi che nome fa un po’ ridere, ma voi riderete per quello che farò”).
L’edizione originale si completò negli anni successivi del secondo e terzo volume (
Pippi si imbarca, 1946, e Pippi Calzelunghe nel Mare del Sud, 1948). In seguito la Lindgren tolse alcuni capitoli e pubblicò Il libro di Pippi Calzelunghe (Boken om Pippi Långstrump) con sei tavole a colori della giovane illustratrice svedese Ingrid Vang Nyman. Questa versione “mutila” fu tradotta da Donatella Ziliotto per i lettori italiani ed edita da Vallecchi nella storica collana “Martin pescatore” (Classici di domani per la gioventù, copertina arancione, in uno o 2 tomi con immagini dal film) nel 1958, da Salani nel 1988 ne “Gl’Istrici” (copertina gialla) e dal 1990 nei “Criceti” (versione a fumetti per i lettori più piccoli, copertina blu) con le illustrazioni originali della Nyman. Meritano un breve accenno le altre edizioni italiane, adattate per la scuola materna o elementare: Pippi Calzelunghe per i più piccini (Vallecchi, Firenze 1971); Quella strega di Pippi Calzelunghe (Vallecchi, Firenze 1972), libro illustrato dedicato a Inger Nilsson, Maria Persson e Per Sandberg e a tutti i bambini che hanno ritrovato nei tre piccoli attori i loro amici Pippi, Annika e Tommy; l’edizione Le Monnier-Salani del 1988 a cura di Giuliana Lunardelli; Pippi Calzelunghe (con percorsi didattici a cura di Maria Curto, Piccoli, Torino 1994); l’edizione della Fabbri del 1999 con illustrazioni di Michael Chesworth; Pippi Calzelunghe al parco di Humlegarden (libro illustrato, traduzione di Bruno Berni, Tipografia Citta Nuova, Roma 2000); Vieni a conoscere Pippi Calzelunghe con traduzione di Anna Zulian (La Nuova Frontiera, Roma 2006).

Solo nel 2003, in seguito alla morte della Lindgren, è uscita presso la Salani la prima edizione italiana completa di Pippi Calzelunghe, con 8 nuovi capitoli originali (Pippi al caffè delle signore, Pippi salva-bambini, Pippi abita ancora a Villa Villacolle, Pippi scrive una lettera e va a scuola ma rimane fuori, Pippi va in gita scolastica, Pippi abita ancora a Villa Villacolle, Pippi va alla fiera, Pippi tira su di morale la signora Laura). Si tratta di un volume di lusso per bibliofili, a tiratura limitata (1500 copie), rilegato in seta color verde scuro, con segnalibro e cofanetto protettivo, dati editoriali di copertina dorati come i margini esterni delle pagine, carattere del testo “ITC Berkeley Oldstyle corpo 11.5 con grazie”, carta “Elementa opaque ivoire” delle cartiere Arjo Wiggins. Il testo è stato rivisto da Marina Pulcri, studiosa di traduzioni dallo svedese, che ha anche tradotto il Racconto di Natale inedito posto a fine volume, pubblicato nel 1949 su una rivista e ritrovato di recente tra le carte della Lindgren.

Riguardo agli esiti di questo lavoro di revisione linguistica Donatella Ziliotto, che è attualmente una delle migliori firme di letteratura per l’infanzia in Italia, oltre che direttrice delle collane per ragazzi presso la Salani — a me sembra opportuno ricordarla qui con le parole di Antonio Faeti: «[In Donatella] c’è sempre un’adesione totale all’editoria nel suo complesso, un amore non maniacale ma molto vigile, che ha per oggetto il libro e la sua civiltà, un amore dove contano i propri libri, quelli degli altri, le rilegature, la carta, i caratteri, il tono delle quarte di copertina» (I diamanti in cantina, Bompiani 1995) — mi ha confessato di essere rimasta sorpresa in quanto la nuova traduzione presenta solo irrilevanti differenze rispetto alla sua versione realizzata per Vallecchi più di 40 anni fa. 

«Era quasi tutto corretto: un caso di amorosa immedesimazione» sostiene la scrittrice, che all’epoca della prima traduzione aveva solo 25 anni, non conosceva bene lo svedese e si era fatta aiutare dall’amica Annuska Palme Larussa, che da qualche tempo abitava in Svezia avendo sposato Ulf Palme, cugino del primo ministro Olof Palme (poi assassinato) e notissimo attore di teatro.

Racconta la Palme, che oggi ha 76 anni e che continua a tradurre opere di letteratura dalle lingue scandinave (nel 2005 la BUR di Rizzoli ha tra l’altro pubblicato un suo libro, Fiabe popolari svedesi): «Ho vissuto a Stoccolma dal 1953 al 1961, quando sono rientrata in Italia. Se ricordo bene, Donatella arrivò in Svezia per un breve soggiorno nel 1956 e mi venne a trovare, perché ci conoscevamo già. Ho imparato lo svedese a forza di andare a teatro. Donatella si occupava di letteratura per l’infanzia per l’editrice Vallecchi. Io tradussi Pippi Calzelunghe e lei lo adattò per un pubblico infantile».

Possiamo quindi affermare che la Ziliotto, come queste dichiarazioni da me raccolte dimostrano, non fu aiutata da Astrid Lindgren durante l’operazione di traduzione. Inoltre tra le due non ci fu alcuna discussione né scambio epistolare a riguardo, sebbene la scrittrice triestina incontrò numerose difficoltà, soprattutto nell’interpretazione dei modi di dire popolari e dei proverbi di sapienza contadina, tanto caratteristici dello stile della Lindgren e che lei stessa aveva appreso dal padre agricoltore, conservandoli come dolce ricordo della sua infanzia e trasferendoli poi nella parlata incolta, irriverente, “calda” della sua Pippi. 

Un caso dunque di appassionata identificazione, quello della Ziliotto con la bambina dalle calze lunghe (o se vogliamo con la forma mentis anticonformista della Lindgren), di colloquio e di attento confronto con la Palme per restituire al pubblico italiano ogni sfumatura contenuta nella lingua originale. A questi ingredienti si aggiunse senza dubbio la formazione umanistica della Ziliotto, allora neolaureata in Lettere con una tesi su Collodi — nella cui lunatica e bizzarra personalità ritroviamo forse qualcosa di Pippi — e quell’esuberante fantasia che durante i decenni successivi abbiamo visto pienamente realizzata nella sua attività editoriale e nella carriera di scrittrice per ragazzi, da Il maestro Bora a Un chilo di piume, un chilo di piombo, che consiglio a tutti di leggere.

Elisa Rossi

 

A cura di LEGE!
Laboratorio di Editoria Giovani Editori
Facoltà di Lettere e Filosofia Università Cattolica Milano
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