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Il carattere di un italiano:
Longanesi e il lavoro editoriale

Vignettista caricaturale a soli quindici anni, poi giornalista e fondatore di famosi periodici (quali Omnibus e Il Borghese), commediografo, sceneggiatore e pittore, Longanesi ha saputo rinnovare, con vivacità ed ecclettismo intellettuale, la temperie culturale di primo Novecento.
Seppur attratto dalla politica livellante del movimento fascista, con cui spesso entrò in disaccordo, Longanesi ha rivoluzionato il mondo dell’editoria, riconoscendo alle diversità tipografiche un ruolo decisivo per la buona riuscita delle edizioni di testi. Ripristinando alcuni caratteri antichi, quali il Bodoni e il Baskerville, e riallacciandosi di continuo a Manuzio, ha rinnovato l’interesse per la diversificazione degli stili delle impaginazioni, debellando ogni grafismo stereotipato pedissequamente servile alle esigenze commerciali. Sua grande intuizione è stata la valorizzazione delle immagini e delle fotografie, di cui ha saputo anticipatamente riconoscere il rilievo estetico ed attrattivo che diverte e facilita il lettore nella comprensione dei contenuti.
Pur rimanendo un unicum difficilmente imitabile, l’ironico - e talvolta irriverente - Leo Longanesi ha involontariamente impartito una rivoluzionaria lezione deontologica del buon editore valida ancor oggi.
Fino al 29 settembre, la mostra allestita presso la Biblioteca di via Senato - Sala Tommaso Campanella – espone numerosi cimeli della geniale e poliedrica attività  di Leo Longanesi, fondatore dell’omonima casa editrice milanese.

Alessandra Cerizza

 

A cura di LEGE - Laboratorio di Editoria Giovani Editori - Facoltà di Lettere e Filosofia
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